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L’abuso del termine “sicurezza”

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Se mi trovo a un tavolo con altri padri di famiglia, come me, di fatto si parla di rendere più sicura la vita pratica dei figli. Se sfogliamo un giornale, o guardiamo la tv, i Politici si dilungano a dissertare dei pericoli che ci portano i migranti per la nostra sicurezza. In ufficio, pur dirigendo una realtà di puri servizi e non industriale, dobbiamo adempiere a numerose normative sulla sicurezza. D’accordo che è un business, va bene che stimolare le insicurezze delle persone è regolarmente un bell’affare; aggiungo però che anche i nostri comportamenti relazionali sono troppo improntati sulla paura di fare o di dire cose fuori posto rispetto alla nostra posizione sociale, alla nostra condizione relazionale-affettiva, e a quanto ci si attende da noi nel nostro contesto di appartenenza. Trovo soffocante tutto ciò. E, soprattutto, molto limitativo delle potenzialità che ogni Essere umano porta con sé.

Niente è assoluto come quello che siamo

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Non è uno slogan (ce ne sono già troppi) nè una frase ad effetto, ma è la conclusione di una serie di riflessioni che mi inseguono e mi si affiancano negli ultimi mesi. La vita di ogni giorno è incalzante e senza tregua, proviamo tante emozioni e tanti sentimenti, belli, brutti, angoscianti, di speranza, di delusione, di abbattimento, di ripresa. I media propongono indicazioni sui Valori, sulle cose giuste e su quelle sbagliate. Siamo spesso imprigionati in modelli di Vita preconfezionati, buoni per la pace sociale, ma non per il singolo individuo, che non può essere felice e appagato se non trova la propria strada ben chiara e luminosa che è tracciata dentro sè. Bisogna lavorare duramente su di sè per intuire questa Via e per trovare soprattutto il coraggio di perseguirla, rompendo gli schemi ingessati che ci hanno messo addosso e che ci deprimono e che ci fanno ammalare. Tutto è discutibile, tranne chi siamo noi e dove stiamo andando. E tranne il fatto che è nostro dovere impararare a conoscere tutto ciò. “La Vita è un Gioco da Eroi”, come dicono i Negrita, ed è l’eroe che è in
noi che dobbiamo recuperare.

Quelli che…

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Quelli che.. pensano che il non rispondere in un dialogo sia trendy;

Quelli che.. non hanno mai visto in vita loro un pannolino da cambiare, non hanno mai avuto a che fare con i compiti a casa, non sanno cos’è un figlio che cresce; eppure pontificano su come vadano educati i bambini;

Quelli che… hanno avuto figli e non hanno mai voluto crescere, eppure vogliono insegnarti “come si fa” con un figlio, dando per scontato che loro sono nel giusto e tu sbagli;

Quelli che… non hanno mai vissuto una relazione sentimentale e sessuale normale, ma ti spiegano cosa è giusto e cosa è sbagliato in amore;

Quelli che… erano di sinistra, ma adesso danno contro alla sinistra e ragione alla destra, ma affermano anche che destra e sinistra non esistono più;

Quelli che… hanno competenze tecniche, aprono un’attività e sono infastiditi dalle richieste dei clienti. Non sanno che la prima competenza al mondo è quella relazionale;

Quelli che… sono incazzati e negativi nella vita, ma che hanno la pretesa di insegnare agli altri il benessere;

Quelli che.. hanno la loro famiglia ma non vogliono che altri stiano insieme se non nel modo tradizionale. E’ contorto tutto ciò, ma in Italia è normale;

Quelli che… è irrilevante che il padre di un Ministro sia a capo di una Banca sotto inchiesta. Cosa non si farebbe e non si direbbe pur di stupire e di specchiare il proprio ego!;

Esempi che mi vengono in mente… sarebbe bello raccoglierne altri!

Transizione infinita

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“There is no political solution in this troubled evolution”, cantava Sting con i suoi Police molti anni fa. Penso che questa “evolution” sia infinita perché non sappiamo dove andrà e dove ci porterà. Ci sono tante, troppe nuove abitudini da metabolizzare, legate ai nuovi media e alla tecnologia imperante. Abitudini che probabilmente non saranno mai tali come noi siamo a considerare questo concetto, abitudini che penso non si consolideranno mai, ma che evolveranno “liquidamente”.
Questo mondo è fatto per “mutanti”, e per me che ho 54 anni è un esercizio ancora più complesso, visto che ho fatto in tempo a vivere squarci di mondo antico. Transizione come abitudine di vita.

Vince chi non paga

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E’ un’epoca durissima quella attuale; molte persone che hanno fatto fortuna, o comunque hanno prosperato, una o due generazioni fa, sarebbero letteralmente spazzate via come cavallette in una tempesta, se fossero improvvisamente calate in questa realtà.
Al di là delle dichiarazioni, delle parole dei Potenti, dobbiamo essere chiari con noi stessi: l’Europa, ancor di più l’Italia, sono territori ormai falliti, senza reali speranze per il futuro. L’esser passati, negli ultimi anni, da una ripartizione delle risorse 80-20% a una 99-1%, ha determinato il crollo del mondo: c’è una bolla di risparmi enormi immobilizzati, surgelati, ibernati, chiusi in un sarcofago. Se non vengono immessi nel circolo della Vita e della Produzione, tutto continuerà a languire e a morire. Si creano di conseguenza situazioni di disagio sempre crescenti e sempre più forti. Per disperazione, soprattutto nel mondo del web ma non solo, tante persone, soprattutto giovani, accettano lavori super- sotto pagati, o anche gratis nella speranza (vana) di averne altri più pagati in futuro. “Up patriots to arms”, perché chi è potente spera nel sonno (sempre più simile alla morte) di chi è debole.

Essere integri

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E’ arduo dare un significato univoco a questo concetto, particolarmente in un’epoca come quella attuale, caratterizzata da un’apparente iper-comunicazione, ma realmente esistente attorno a un vuoto enorme e a una fragilità strutturale delle persone, che si estrinseca con la sistematica fuga vigliacca dal dialogo. Non si risponde più, si sparisce, e allora misurare l’integrità di una persona può partire da questo aspetto, cioè dalla coerenza fra quanto diciamo e quanto “siamo”. Sparare slogan, essere aggressivi via web, riparati dietro un display, è il modo per essere incoerenti e non integri. L’integrità si misura anche dal costrutto, dal pensiero, dal lavoro intellettuale e spirituale di ogni giorno, dal Dna palpabile di un Essere umano, dal fatto che “non si scappa”, ma ci si misura, che non ci si parla sopra (20 anni di Ghedini, Salvini, ecc in Tv hanno insegnato che così è ok.. quanti danni!), ma si sa ascoltare e argomentare. Stringersi la mano guardandosi negli occhi con l’intento sincero di mantenere una promessa non estorta con pressioni o sottili ricatti, ma sgorgante spontaneamente dall’anima e dal cervello, rappresenta per me il modo migliore per essere integri, per essere “anime salve”, come diceva qualcuno quasi vent’anni fa.

Ipnotizzati

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Il web ha amplificato la possibilità di Propaganda, cioè di rifilare bubbole allucinanti a chi voglia crederci. Il caso Grecia, dove si confonde ad arte il comportamento dei governanti con quelli della popolazione, che è “giusto che paghi” (cioè che muoiano di fame); oppure la questione migranti, che “è giusto che tornino a casa loro” (dove non hanno una casa, non hanno da mangiare e sono in mezzo a guerre sanguinose); oppure altre storie da prendere a casaccio dovunque vogliamo, sono tutte caratterizzate da considerazioni e commenti di questo genere. La situazione che più mi imbarazza è quella della cosiddetta Teoria Gender che, a sentire la popolazione del Family Day di qualche giorno fa, rovinerebbe l’educazione dei nostri bambini, e creerebbe potenziali omosessuali dove invece sarebbero cresciuti eterosessuali. Senza entrare nel merito di simili fandonie, mi focalizzo sul fatto che questa sarebbe l’emergenza per cui battersi nel mondo attuale, etichettandola come battaglia a-politica (peccato che si parli di Leggi e di Finanziamenti), e raccontando fervidamente (e ossessivamente) le fantasie erotiche che verrebbero insegnate ai bambini. Se decidiamo che il tuo gatto al guinzaglio ci mangerà tutti, ci coalizzeremo e marceremo su Roma contro il Gender-gatto. O ipno-gatto.

Video o parole?

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Sembra che i contenuti, i testi scritti, siano troppo faticosi da leggere. Ormai ci si affida a immagini e soprattutto a video.
Anche sui social network, se si posta un video, è molto più probabile ottenere dei “mi piace” o dei commenti, rispetto a un post fatto di sole parole. Mi trovo a riflettere su come siamo diventati “impulsivi”, cioè fruitori d’impulso degli stimoli esterni, e quanto siamo impazienti di “passare oltre”, di vedere cosa c’è nella pagina dopo. Siamo cioè diventati incapaci di soffermarci, di riflettere, di ponderare, perché sembra non ci sia il tempo per farlo. In realtà, mi sembra che questo sia un morbo di cui ci siamo ammalati, ma che non corrisponde a una vera esigenza. Cioè, alla lunga emerge sempre la qualità, e il meglio, il nettare, l’essenza, necessitano di tempo, di respiro, per venir fuori. La fretta, la velocità hanno importanza in certi momenti, ma spesso no. Quindi rallentiamo e colleghiamo, respiriamo e diamoci tempo, perché la nostra Vita ci porti alla sua strada migliore per noi.

99-1, non 80-20

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“Noi siamo il 99%!” Questo slogan dei manifestanti di Occupy Wall Street. È stata definita la citazione più memorabile del 2011. Chi si organizza dietro questo moto, lo fa per opporsi al malvagio 1%. Già nel 1897 Pareto, studiando la distribuzione dei redditi, dimostrò che in una data regione solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza. Questa osservazione ispirò la cosiddetta “legge 80/20″, una legge empirica nota anche con il nome di principio di Pareto (o principio della scarsità dei fattori), e che è sintetizzabile nell’affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause (considerando grandi numeri).
Naturalmente i valori 80% e 20% sono ottenuti mediante osservazioni empiriche e sono solo indicativi, ma è interessante notare come numerosi fenomeni abbiano una distribuzione statistica in linea con questi valori. Questo principio può avere diverse applicazioni pratiche in diversi settori, ad esempio: 1) economia: l’80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione; il 20% dei venditori fa l’80% delle vendite; per treni e aerei l’80% dei ricavi deriva da un 20% di rotte non in perdita; l’80% del deficit sanitario italiano è localizzato in un 20% di ASL sparse sul territorio;
2) qualità: il 20% dei tipi possibili di guasto in un processo produttivo genera l’80% delle non conformità totali. Oppure: l’80% dei reclami proviene dal 20% dei clienti;
3) informatica: l’80% del tempo di esecuzione è impiegato solo dal 20% delle istruzioni di un programma; l’80% delle operazioni degli utenti sono dovute al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo; l’80% degli errori di codifica è riconducibile al 20% dei moduli; l’80% dei visitatori di un sito vede solo il 20% delle pagine;
4) controllo di gestione: l’80% dei costi è determinato dal 20% delle attività svolte; l’80% del valore del magazzino è determinato dal 20% degli articoli totali.
E’ chiaro quindi che 80-20 è un processo distributivo “naturale” che pertiene i fenomeni di questo pianeta.
Accade viceversa, e contro natura, che il nostro mondo stia andando verso una ripartizione 99-1; cioè l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza e viceversa. Una realtà così disegnata, e con una forbice tanto elevata nella distribuzione, porterà inevitabilmente a uno scollamento nei modelli di vita e a far sì che la lotta per sopravvivere incattivirà noi “poveri”. I politici, particolarmente quelli italiani, parlano e parlano, ma non sanno di che parlano perché non conoscono la realtà che dicono di rappresentare. Il tetto che ci sta sopra si abbassa ogni giorno e tende a soffocarci. Questa è la realtà. Brutto parlarsi addosso mentre siamo in trappola. Meglio scappare.

Sindrome di Stoccolma

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“Con l’espressione Sindrome di Stoccolma ci si riferisce ad uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio violento o traumatico, ad esempio ripetuti episodi di violenza fisica o verbale. Il soggetto affetto da sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aguzzino, che si può spingere fino all’amore, facendo sì che si crei una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefice.” (rif. Wikipedia).
Nel mondo d’oggi, con la crescita delle disuguaglianze nel mondo, è chiaro che o ci si ribella o ci si inchina rispetto a chi ci schiavizza e ci riduce in povertà. I media sono ormai costretti ad assecondare chi sta sopra e condividere il progetto di impoverimento e di intristimento dei popoli. E diventa comodo, anche per stanchezza, dire che tutto va bene, anzi che è giusto così, che è meglio così. il ventennio berlusconiano ha fatto capire a tutti cosa può succedere e cosa possiamo diventare, scivolando dolcemente e inesorabilmente verso il nostro “non essere”.